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Appalti. Cgil, Cisl, Uil: “Le modifiche al Codice riaprono la strada a illegalità e corruzione”

21 Marzo 2019 | In Evidenza

Appalti. Cgil, Cisl, Uil: “Le modifiche al Codice riaprono la strada a illegalità e corruzione”

21 Marzo 2019 | In Evidenza

 

Così in una nota i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello, Tiziana Bocchi. “Nel decreto – spiegano i dirigenti sindacali – non vi è nessuna norma di accelerazione per l’utilizzazione degli investimenti, in quanto nessuna modifica è stata fatta per limitare i tempi dei processi autorizzativi e burocratici (Cipe, Consiglio superiore dei lavori pubblici, valutazione di impatto ambientale). Le modifiche al Codice, dal punto di vista della tempistica – sottolineano – non avranno nessun impatto immediato sulle opere bloccate, in quanto interesseranno esclusivamente i nuovi bandi di gara i cui effetti ci saranno, nella migliore delle ipotesi, tra quattro, cinque anni, ma ancor peggio è che ancora, dopo una discussione di mesi, non esiste un elenco di opere per una effettiva ed immediata cantierizzazione dei lavori”.

In particolare, Massafra, Cuccello e Bocchi criticano alcuni aspetti: “si ritorna al criterio del massimo ribasso fino alla soglia di 5.500.000; si accrescono i livelli di discrezionalità aumentando le soglie per l’affidamento diretto e allargando le procedure negoziate senza bando di gara; si aggira la norma del limite del subappalto ed i possibili controlli antimafia, facilitando l’assegnazione dei lavori ai cosiddetti consorzi stabili; si evita anche l’obbligatorietà della terna in fase di gara persino nelle categorie di lavori più esposte ad infiltrazione mafiosa; si riporta la direzione dei lavori sotto l’ombrello del Contraente Generale compromettendo la trasparenza delle prestazioni essendo contemporaneamente controllore e controllato; di fatto si smantella il ruolo e la funzione dell’Autorità Anticorruzione; non si interviene efficacemente per la riduzione e qualificazione delle stazioni appaltanti”.
 
“Esprimiamo dissenso e preoccupazione per un Paese che – concludono i tre segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil – rimane bloccato nello sviluppo e nella crescita, oltre ad essere contrari al provvedimento adottato che contrasteremo in tutte le sedi opportune”.
 

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