“Se i dati pubblicati da Inail sull’andamento delle denunce di malattia professionale registrano una diminuzione, dovendoli confrontare con quelli del 2019 e sapendo che gli anni a seguire riflettono una condizione straordinaria data dal periodo pandemico, la valutazione che ne deve derivare non può essere univoca”. Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl Angelo Colombini. “Positiva sicuramente la decrescita, ma non può essere di certo sottostimato il fenomeno delle tante mancate denunce da parte dei lavoratori precari, come anche dei lavoratori che non rientrano tra la popolazione assicurata Inail, così anche in base alle molte patologie che ancora non vengono riconosciute. Inoltre, a rendere il dato comunque inaccettabile, è il permanere ai primi posti delle denunce riferite alle medesime patologie da anni, quali le patologie del sistema osteo-muscolare e dell’orecchio, oltre ai tumori e le malattie del sistema respiratorio. Danni che potrebbero essere ormai evitati da una prevenzione mirata con dispositivi di protezione specifici e valutazione dei rischi adeguata. Per questo il presidio nelle aziende deve rimanere serrato e la collaborazione tra gli attori della prevenzione deve consolidarsi soprattutto tra RSPP e RLS/RLST”. “Insostituibile, quindi- conclude Colombini- il ruolo del sindacato in ogni contesto lavorativo con le specifiche rappresentanze”.
Infortuni. Colombini: “Insostituibile ruolo del sindacato in ogni contesto lavorativo”
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