“È significativo che l’occupazione sia scesa di 34 mila unità nella fascia tra 35-49 anni mentre aumenta soprattutto nella fascia over 50, cosa dovuta in buona parte al fatto che le riforme pensionistiche mantengono le persone più a lungo di prima al lavoro, nonostante quota 100. Restiamo comunque tra gli ultimi in Europa e primi per la quota di Neet, con una grave ipoteca di 160 vertenze aperte al Mise che riguardano il destino di 200 mila lavoratori. Continua a pesare nel nostro paese la mancanza di investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali, la carenza di una politica fiscale funzionale allo sviluppo, una visione delle politiche attive del lavoro moderna ed efficace. Il Governo dovrebbe mettere il lavoro al centro delle proprie scelte, con una strategia di politica industriale, la ricerca di soluzioni positive ai tavoli sulle crisi aziendali aperti al Mise, un piano di rafforzamento del sistema di formazione ed istruzione volto ad affrontare le innovazioni tecnologiche, il rafforzamento dell’istruzione universitaria che mostra forti debolezze anche in settori tradizionali, come nel caso dei medici, una nuova e forte attenzione al Sud. Infine, sul versante delle politiche del lavoro, serve una modifica al decreto dignità che restituisca ruolo alla contrattazione collettiva, anche aziendale, nell’individuazione delle causali ed una accelerazione sul versante del rafforzamento dei centri per l’impiego, annunciate da mesi ma ancora al palo. Tutto questo dovrebbe essere oggetto di un confronto tra il Governo e le parti sociali, cosa che finora non è purtroppo avvenuta”.
Istat. Sbarra: “Dati incoraggianti ma permane grave divario Nord- Sud e non sale l’ occupazione dei giovani”
Istat. Sbarra: “Dati incoraggianti ma permane grave divario Nord- Sud e non sale l’ occupazione dei giovani”
“È significativo che l’occupazione sia scesa di 34 mila unità nella fascia tra 35-49 anni mentre aumenta soprattutto nella fascia over 50, cosa dovuta in buona parte al fatto che le riforme pensionistiche mantengono le persone più a lungo di prima al lavoro, nonostante quota 100. Restiamo comunque tra gli ultimi in Europa e primi per la quota di Neet, con una grave ipoteca di 160 vertenze aperte al Mise che riguardano il destino di 200 mila lavoratori. Continua a pesare nel nostro paese la mancanza di investimenti sulle infrastrutture materiali e immateriali, la carenza di una politica fiscale funzionale allo sviluppo, una visione delle politiche attive del lavoro moderna ed efficace. Il Governo dovrebbe mettere il lavoro al centro delle proprie scelte, con una strategia di politica industriale, la ricerca di soluzioni positive ai tavoli sulle crisi aziendali aperti al Mise, un piano di rafforzamento del sistema di formazione ed istruzione volto ad affrontare le innovazioni tecnologiche, il rafforzamento dell’istruzione universitaria che mostra forti debolezze anche in settori tradizionali, come nel caso dei medici, una nuova e forte attenzione al Sud. Infine, sul versante delle politiche del lavoro, serve una modifica al decreto dignità che restituisca ruolo alla contrattazione collettiva, anche aziendale, nell’individuazione delle causali ed una accelerazione sul versante del rafforzamento dei centri per l’impiego, annunciate da mesi ma ancora al palo. Tutto questo dovrebbe essere oggetto di un confronto tra il Governo e le parti sociali, cosa che finora non è purtroppo avvenuta”.
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