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Mezzogiorno. Sbarra: “Ora patto sociale con il Governo per fermare la fuga dei giovani, puntare sul lavoro, combattere l’illegalità”

Pubblicato il 1 Lug, 2021

“Bisogna fermare l’esodo di centinaia di migliaia di giovani, studenti, lavoratori, professionisti, che ogni anno lasciano il Sud per cercare fortuna altrove. Questo deve essere uno degli obiettivi dell’attuazione del Pnrr e per questo occorre ora realizzare un patto forte con il Governo, le istituzioni regionali e le imprese per condividere i progetti di sviluppo, monitorare i tempi e le ricadute occupazionali, colpire duramente le possibili infiltrazioni della criminalità”. Lo ha detto il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra, a Lamezia Terme al convegno della Cisl Calabria su lavoro, sviluppo, legalità.

La fuga dei giovani è una ferita che impoverisce due volte il Mezzogiorno, privandolo delle migliori promesse, ma anche delle risorse economiche che per anni vengono trasferite dalle famiglie. Una perdita stimata in circa 10 miliardi di euro l’anno. I temi della crescita, del lavoro, dell’istruzione, della legalità si intrecciano in modo indistricabile soprattutto nel Sud dove l’assenza di sviluppo e di occupazione rafforza in modo devastante la capacità della criminalità di condizionare ogni articolazione della vita sociale”, ha aggiunto Sbarra. Senza legalità non ci può essere vero sviluppo. Per un’impresa operare in un ambiente inquinato da mafia, camorra o ‘ndrangheta significa avere costi in più che la rendono meno efficiente e competitiva. La risposta decisiva è il lavoro. Per spezzare la catena circolare che lega criminalità e sottosviluppo non c’è che una via: lavorare insieme, fare sistema per affrancare le persone dalla paura e dal bisogno. Combattere le disparità sociali e territoriali. Realizzare infrastrutture materiali, digitali e sociali. Controllare il buon utilizzo di ogni euro erogato, seguendone passaggi e traiettorie.
Investire su sanità, scuola e Pubblico Impiego. Questo è il patto che ora chiediamo al Governo Draghi: creare buona occupazione, soprattutto giovanile e femminile. Che vuol dire nuove politiche industriali. Fiscalità di vantaggio. Contrasto del precariato e di ogni forma di sfruttamento. E poi protezioni sociali universali, con ammortizzatori sociali rivolti a tutti e collegati a politiche attive e generative che forniscano formazione, riqualificazione”.

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