Si è svolto oggi a Roma l’incontro “Il settore della pesca in Italia e l’Unione Europea: sfide ed opportunità”, con rappresentanti del Masaf, dell’Ue e delle parti sociali della pesca.
In rappresentanza dei sindacati è intervenuto il Segretario nazionale della Fai-Cisl Patrizio fai cisl, Giorni, che ha sottolineato: “Non possiamo lasciare affondare diritti e tutele: la pesca in Italia non è solo un comparto produttivo, è un pezzo della nostra storia, della nostra cultura e della nostra identità, eppure i lavoratori del mare sono sempre più soli di fronte a difficoltà enormi, tra normative stringenti, costi insostenibili, concorrenza sleale e condizioni di lavoro sempre più dure. Fai, Flai e Uila Pesca sono al loro fianco, nelle banchine e nei tavoli istituzionali, per garantire che la loro voce venga ascoltata: chiediamo di rafforzare il coordinamento tra le parti sociali, promuovere un dialogo ancora più costruttivo con le istituzioni europee e sostenere iniziative che valorizzino il ruolo delle comunità locali nella gestione responsabile delle risorse”.
Tra le criticità evidenziate dai sindacati, le politiche europee sulla pesca: “Come Fai, Flai e Uila Pesca non smetteremo di batterci affinché l’Unione Europea adotti un approccio che tuteli sia l’ambiente sia i lavoratori, garantendo un equilibrio tra sostenibilità e giustizia sociale. I lavoratori del settore vivono condizioni di lavoro massacranti, con turni estenuanti, fronteggiando continuamente l’incertezza di un domani che rischia di vedere cancellato ‘per decreto’ un mestiere al quale non viene nemmeno riconosciuto, da un punto di vista previdenziale, lo status di ‘lavoro usurante’. Il ddl ‘Valorizzazione risorsa mare’ ha esteso al comparto pesca l’applicazione dell’integrazione salariale prevista per i lavoratori agricoli sospesi temporaneamente dal lavoro, ma ancora mancano i decreti attuativi, per questo motivo è urgente un confronto tra le parti”.
Tra le rivendicazioni dei sindacati, sottolineate nell’incontro: un sistema di tutele adeguato per i lavoratori della pesca, con contratti dignitosi e un sistema di previdenza che tenga conto della durezza del mestiere; un maggiore coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori nei tavoli decisionali, sia nazionali che europei; un fondo di sostegno strutturato per i pescatori penalizzati dalle riduzioni di attività dovute ai piani di gestione e da decisioni dell’Unione; politiche di contrasto alla concorrenza sleale, con un’etichettatura chiara sull’origine del pescato e controlli più rigidi sulle importazioni; investimenti in innovazione e sicurezza per ridurre i rischi sul lavoro e migliorare la qualità della vita a bordo.
Pesca. Sindacati: “Non lasciamo affondare diritti e tutele, serve equilibrio tra sostenibilità e giustizia sociale”
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