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Sardegna. PEARS, Cisl: «Una politica energetica che rilanci lavoro e competitività»

9 Luglio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Sardegna. PEARS, Cisl: «Una politica energetica che rilanci lavoro e competitività»

9 Luglio 2026 | Dai Territori > Sardegna

Il futuro della Sardegna si gioca anche sull’energia. Non è un tema che riguarda soltanto tecnici e specialisti. Riguarda le famiglie che ogni mese fanno i conti con bollette sempre più pesanti, le imprese che faticano a competere, i lavoratori che chiedono certezze per il proprio futuro e i giovani che cercano opportunità senza essere costretti a lasciare l’Isola.

Per questo il nuovo Piano Energetico Ambientale Regionale (PEARS) rappresenta uno snodo fondamentale. Dalle scelte che saranno compiute nei prossimi mesi dipenderanno il costo dell’energia, la stabilità del sistema energetico, il futuro dell’industria, la capacità di attrarre investimenti e di creare nuova occupazione.

Per la CISL Sardegna il confronto sul PEARS deve andare oltre le contrapposizioni ideologiche e concentrarsi su un obiettivo preciso: costruire un sistema energetico capace di sostenere la crescita dell’Isola, creare lavoro e migliorare la vita delle persone.

Per il sindacato il Piano non può essere considerato un semplice documento di programmazione energetica, ma uno degli strumenti fondamentali di una moderna politica industriale regionale, costruita in stretta sinergia con il Governo nazionale.

«I numeri raccontano con chiarezza quanto questa sfida riguardi tutti.

Le famiglie sarde spendono mediamente 1.312 euro all’anno per l’energia, contro i 1.141 euro della media nazionale, per una spesa complessiva che supera i 913 milioni di euro ogni anno.

La Sardegna continua inoltre a essere l’unica regione italiana a non disporre ancora di una rete del gas pienamente sviluppata, un ritardo che pesa sulle bollette delle famiglie, sui costi delle imprese e sulla competitività dell’intero sistema economico», afferma il Segretario generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda.

Le criticità si riflettono anche sul sistema produttivo.

Oltre il 95% delle imprese sarde è costituito da micro e piccole aziende, le più esposte all’aumento dei costi energetici e della logistica.

Negli ultimi quindici anni il peso dell’industria si è progressivamente ridotto e oggi industria in senso stretto e costruzioni rappresentano appena il 13,9% del valore aggiunto regionale.

Sono circa 53 mila le persone che lavorano nell’industria in senso stretto, appena il 9% degli occupati regionali, contro una media nazionale vicina al 19%. Un dato che fotografa meglio di ogni altro la progressiva perdita di capacità produttiva dell’isola.

Dietro questi numeri ci sono vertenze ancora aperte, poli industriali che attendono nuove prospettive, investimenti che faticano a partire e migliaia di lavoratrici e lavoratori che chiedono certezze.

Dal Sulcis, dove restano aperte le sfide legate al rilancio del polo metallurgico con Portovesme, Eurallumina e Sider Alloys, al Nord Ovest, dove Porto Torres attende un piano industriale credibile che accompagni la riconversione della chimica e il rilancio dell’intero polo produttivo, fino all’area metropolitana di Cagliari, dove Macchiareddu, il Porto Canale e le vertenze Fluorsid e Bekaert rappresentano nodi decisivi per il futuro industriale del territorio.

Per la CISL è finito il tempo di rincorrere una vertenza alla volta: serve una politica industriale regionale, costruita insieme al Governo nazionale, che affronti in modo organico le crisi aperte, accompagni la transizione energetica, sostenga gli investimenti e restituisca prospettive di sviluppo, occupazione e competitività ai principali poli industriali della Sardegna.

L’organizzazione accoglie quindi positivamente la scelta della Cabina di regia regionale di individuare nello scenario dello sviluppo industriale il riferimento del nuovo PEARS.

Una scelta sostenuta dal sindacato fin dall’inizio del confronto e che ora dovrà tradursi rapidamente in decisioni concrete.

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