Si è svolto nella giornata di ieri presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) il tavolo di confronto tra la multinazionale belga, le organizzazioni sindacali e le istituzioni territoriali e regionali sul destino dello stabilimento di Macchiareddu.
Nel corso dell’incontro è emerso un quadro particolarmente complesso del mercato europeo dello steel cord, segnato da un calo strutturale della domanda, dall’incremento delle importazioni asiatiche e da una pressione competitiva sempre più marcata. In questo scenario, lo stabilimento sardo, tra tutti i siti Bekaert, risulta essere l’unico maggiormente esposto, circostanza che ha portato la multinazionale a optare per la sua cessione.
Le organizzazioni sindacali hanno espresso forte contrarietà rispetto a una scelta industriale che penalizza proprio il sito di Macchiareddu, nonostante l’elevata qualità delle produzioni realizzate, tuttora richieste dal cliente Bridgestone per compensare le criticità qualitative riscontrate nello stabilimento turco. Proprio per questo motivo appare grave la decisione assunta dal gruppo di dirottare le produzioni del sito cagliaritano verso altri paesi europei.
Momenti di forte tensione si sono registrati sul tema della riconversione industriale e della necessaria continuità operativa del sito, rispetto ai quali l’azienda ha rinviato ogni chiarimento al prossimo incontro. Le sigle sindacali hanno ribadito la necessità di accompagnare la fase di transizione non solo da adeguati strumenti di sostegno al reddito di tipo continuativo, ma anche con attività concrete, indispensabili per salvaguardare competenze, occupazione e attrattività industriale del sito.
In merito al percorso di reindustrializzazione, è stato confermato l’interesse di diversi soggetti industriali, con alcune manifestazioni già formalizzate. Tuttavia, l’iter si trova ancora in una fase preliminare e richiederà tempi tecnici per le necessarie verifiche. In tale contesto, diventa essenziale garantire condizioni di stabilità e prospettiva, anche attraverso un impegno chiaro sulla continuità produttiva nei prossimi anni.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre richiesto il ritiro della scadenza fissata al 30 settembre; l’impegno formale dell’azienda ad accompagnare il sito fino alla definizione di una soluzione industrial concreta e il pieno coinvolgimento di Governo e Regione nel sostegno al processo, anche attraverso l’attivazione degli strumenti disponibili, tra cui ZES e Fondo di Salvaguardia.
Sul versante degli ammortizzatori sociali è stata evidenziata la necessità di assicurare continuità e possibili proroghe del contratto di solidarietà, così da evitare interruzioni nelle garanzie per i lavoratori.
Dal confronto è emersa con chiarezza l’urgenza di accelerare il percorso attraverso una governance chiara; criteri trasparenti nella selezione dei potenziali investitori e un cronoprogramma vincolante per tutti i soggetti coinvolti.
È stato inoltre comunicato che il prossimo incontro è convocato presso il MIMIT per il 25 giugno 2026. In quella sede l’azienda dovrà chiarire in maniera definitiva se intende garantire la continuità produttiva fino alla cessione, mantenendo il sito pienamente operativo.
Le organizzazioni sindacali continueranno a seguire con la massima attenzione l’evolversi della vertenza, mantenendo alta la mobilitazione a difesa dell’occupazione e del futuro produttivo del sito. Nei prossimi giorni saranno convocate le assemblee per definire le iniziative da intraprendere.
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