Roma, 19 aprile 2016. Sistema in tilt per le domande di mobilità del personale scolastico. Si ripetono ormai di continuo i blocchi che impediscono di portare a termine le procedure di compilazione delle domande, esclusivamente on line, da parte degli interessati. Una situazione intollerabile e che ha una causa ben precisa: il sistema utilizzato ha una “portata” assolutamente insufficiente per i compiti che è chiamato ad assolvere. Non è infatti in grado di reggere più di diecimila accessi in contemporanea, quando si stima che possano essere interessati alle procedure di mobilità circa duecentomila persone. Le nostre sedi, in questi giorni, sono prese letteralmente d’assalto da persone che lamentano l’impossibilità di accedere al sistema, una situazione che nella giornata di ieri si è protratta per ore – e che si sta verificando anche stamattina – al punto che, in alcuni casi, sono partite denunce per interruzione di pubblico servizio, dopo che la forza pubblica è stata chiamata a constatare il perdurante blocco di istanze on line. Abbiamo segnalato più volte al Miur il riproporsi di questi inconvenienti, ai quali tuttavia si continua a non porre rimedio. Né l’Amministrazione può cavarsela addossando ogni responsabilità a chi fornisce un servizio evidentemente non all’altezza. Se è questo il problema, si agisca di conseguenza. Non è proprio accettabile, comunque, che le persone siano costrette a trascorrere intere giornate davanti a uno schermo, in attesa di poter compilare una domanda di trasferimento, con tempi molto ristretti e scadenze che incombono. Anche su queste, se necessario, si intervenga opportunamente. Non abbiamo nostalgie per il “cartaceo”, ma una digitalizzazione delle procedure così scombinata sta producendo esattamente l’opposto di ciò che dovrebbe favorire in termini di semplificazione ed efficienza. Anche in tema di digitalizzazione, evidentemente, questo governo e questo ministro faticano molto a passare dalle parole ai fatti.
Scuola. Gissi (Cisl Scuola): per le domande di mobilità il sistema è in tilt. Il Miur agisca
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