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A Firenze il contributo al “Libro Verde” verso il Patto Sociale sociale degli esperti del neo nato “CisLab”

12 Giugno 2026 | In Evidenza

A Firenze il contributo al “Libro Verde” verso il Patto Sociale sociale degli esperti del neo nato “CisLab”

12 Giugno 2026 | In Evidenza

«Una società stanca si rigenera solo ricostruendo fiducia e legami comunitari duraturi. È questa la nostra visione». Per la Fondazione Pastore, valorizzare la storia e la cultura della CISL significa rimettere al centro i processi umani: una sfida che richiede tempo e fatica, oltre la logica dell’algoritmo». È stato Aldo Carera, presidente della Fondazione Pastore e componente del CisLab, ad aprire il Comitato Esecutivo della CISL riunito in sessione di studio sul tema del Libro Verde propedeutico al Patto Sociale. Tutti contributi di grande qualità, frutto di esperienze e punti di vista diversi.

Il professor Maurizio Del Conte ha sottolineato che «la formazione in Italia deve essere profondamente riformata per dare alle persone ciò che serve nel mercato del lavoro e dare al Paese quel capitale umano di cui ha bisogno per crescere. E questa formazione deve essere una formazione di massa, per tutti, e una formazione di qualità. Non solo: deve essere anche accompagnata da un sostegno per renderne effettivo il diritto anche per chi non ha un lavoro».

Il presidente della Fondazione Tarantelli, Emmanuele Massagli, ha ricordato che «L’accordo del ‘93 aveva un’intuizione giusta, che la CISL ha ripreso: il livello contrattuale nazionale dedicato al recupero salariale e all’inflazione, e il livello decentrato per la parte espansiva.
Quella intuizione va completata. Ma smettiamo di chiamarlo “secondo livello”: in italiano, il secondo vale meno del primo. Sono due ambiti, non una gerarchia. Completare quella distinzione — e renderla esigibile ovunque — è la vera sfida per il futuro del lavoro».

Il professor Tommaso Nannicini, docente della Bocconi, ha sottolineato che «Negli ultimi 10 anni 1,5 milioni di adulti hanno lasciato l’Italia, il 60% under 35. Più che le culle vuote, a preoccupare devono essere gli aerei pieni di giovani che scappano all’estero per inseguire opportunità che qui mancano, schiacciati da salari d’ingresso sempre più bassi. È il momento di investire sul loro futuro».

Da parte sua Stefano Mastrovincenzo, presidente dello Ial Nazionale, ha affermato che «I fondi del programma GOL si stanno esaurendo, cosa succederà con il crollo delle risorse regionali? Se c’è un disservizio nella sanità ci indigniamo tutti, ma se a un disoccupato manca l’orientamento o a un giovane viene negata la formazione professionale nessuno dice nulla. Il lavoro e le politiche attive sono LEP vitali per il Paese. Non possiamo più ignorarlo».

La professoressa Elena Prodi ha sottolineato che «La produttività del lavoro è stagnante, il capitale si è concentrato — non per capacità di innovare, ma per processi di concentrazione.
Di fronte alla polverizzazione del lavoro e all’arrivo di attori globali come la Cina, la contrattazione decentrata può diventare strumento di solidarietà e coesione territoriale.
La partecipazione dei lavoratori non è un optional: è una risposta di sistema».

Marco Marcatili (Lombardini22) ha evidenziato un dato shock: tra mutui/affitti (oltre il 35% in molte aree) e costi di gestione, l’abitare assorbe oggi il 50-60% del salario medio.
«La sola politica salariale o il recupero di produttività non basteranno a colmare questo gap nel medio termine. Per questo serve una contrattazione di nuova generazione che agisca su mobilità, welfare aziendale e territorio. L’abitare come piattaforma di riscatto sociale: è questa la sfida del nostro libro verde».

Sonia Malaspina (GLS Italia) ha affermato che «Il Fondo Nazionale Servizi di Cura, il congedo di paternità rafforzato come in Spagna: sono tutte battaglie giuste e dobbiamo continuare a sostenerle. Ma non basta. Le aziende devono capire il valore femminile come leva di competitività. Non per obbligo, ma per convinzione. La certificazione della parità di genere non è un timbro: è una governance che accompagna un percorso progressivo. Chiaro che la responsabilità non può ricadere solo sulle imprese, ma le imprese hanno un ruolo enorme: incentivi, meccanismi e soprattutto il dialogo tra le parti sociali: da lì si parte».

Da Francesco Giorgino (Università Luiss) infine le indicazioni sulla comunicazione: «Scegliere la parola ‘patto’ è una scelta coraggiosa, controcorrente. Viviamo in un’epoca di polarizzazione estrema, di turbo-pensiero — come lo chiama il Nobel Kahneman — e di iper-semplificazione di una realtà che è invece ipercomplessa. Domina la verosimiglianza, non la verità: le sembianze della realtà senza che essa sia davvero compresa. In questo contesto, proporre un patto — che richiede ascolto, condivisione di significati, costruzione comune — significa andare deliberatamente nella direzione opposta. Ed è esattamente per questo che ha senso».

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