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Piano Casa 2026: l’analisi della Cisl sulla nuova legge

20 Luglio 2026 | Notizie > Società > Casa

Piano Casa 2026: l’analisi della Cisl sulla nuova legge

20 Luglio 2026 | Notizie > Società > Casa

Con la conversione del decreto-legge n. 66/2026 nella Legge 2 luglio 2026, n. 116, il Parlamento compie un primo passo verso la ricostruzione di una politica nazionale dell’abitare. La CISL ha seguito l’intero iter del provvedimento, partecipando all’audizione presso la VIII Commissione della Camera e presentando, insieme alla FILCA CISL, un articolato pacchetto di proposte emendative.

Il testo definitivo recepisce diversi elementi sostenuti dalla nostra Confederazione e costituisce una base importante sulla quale costruire una politica abitativa stabile, strettamente connessa allo sviluppo economico, alla coesione sociale e al mercato del lavoro.

La questione della casa non rappresenta più soltanto un’emergenza sociale. La crescente distanza tra redditi e costo dell’abitare, l’insufficienza di alloggi accessibili e lo stato di obsolescenza di gran parte del patrimonio edilizio nazionale incidono ormai direttamente sulla competitività del Paese, sulla mobilità del lavoro e sulla qualità dei servizi pubblici. Una larga parte degli edifici italiani è stata realizzata prima del 1980; rispetto alla normativa antisismica solo il 36% del patrimonio risulta conforme, mentre il restante 64% necessita di interventi di adeguamento, ai quali si aggiungono le esigenze di efficientamento energetico, rigenerazione urbana e messa in sicurezza.

In questo quadro il diritto all’abitare diventa una componente delle politiche del lavoro. La difficoltà di reperire abitazioni a costi sostenibili limita la mobilità professionale, penalizza giovani e famiglie e rende sempre più complesso reperire personale qualificato, sia nel settore privato sia nei servizi pubblici essenziali. Non è un caso che il tema della casa sia ormai stabilmente presente nella contrattazione sociale territoriale: secondo il nostro Osservatorio, nel 2025 circa 300 accordi hanno affrontato specificamente questa materia.

È quindi positiva la scelta della legge di rivolgersi alla cosiddetta “fascia grigia”, composta da cittadini esclusi sia dall’edilizia residenziale pubblica sia dal mercato privato, individuando tra i destinatari prioritari giovani, studenti universitari, lavoratori fuori sede, giovani coppie e genitori separati e promuovendo forme innovative di coabitazione.

Particolarmente significativo è il riconoscimento dei lavoratori fuori sede, comprendendo sia il settore privato sia quello pubblico, con espresso riferimento al personale della scuola, della sanità, delle Forze di polizia, dei Vigili del fuoco e delle Forze armate. Si tratta di una modifica coerente con le proposte avanzate dalla CISL durante l’esame parlamentare, perché riconosce il rapporto diretto tra politiche abitative, mobilità del lavoro e continuità dei servizi essenziali.

Resta tuttavia aperta una questione che continueremo a sostenere: l’estensione esplicita delle misure a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione che prestano servizio fuori sede. Le difficoltà di reclutamento registrate in molte amministrazioni dimostrano infatti come il costo dell’abitare rappresenti oggi uno dei principali ostacoli al funzionamento dei servizi pubblici.

La legge introduce inoltre un cambio di impostazione rispetto al passato. Il Piano Casa non si limita infatti a finanziare interventi edilizi, ma costruisce una strategia nazionale fondata sul recupero del patrimonio pubblico inutilizzato, sulla rigenerazione urbana, sull’edilizia sociale e sul coinvolgimento del partenariato pubblico-privato. Il recupero degli alloggi ERP inutilizzabili e la valorizzazione degli immobili pubblici rappresentano scelte condivisibili perché consentono di aumentare l’offerta abitativa senza ulteriore consumo di suolo.

Positiva è anche la nuova governance, che attribuisce al Ministero delle Infrastrutture il ruolo di indirizzo strategico, individua Invitalia quale soggetto gestore del Programma straordinario e affida ad un Commissario straordinario il coordinamento degli interventi più complessi. Rimane invece ancora aperta la proposta avanzata dalla CISL di prevedere una partecipazione strutturata delle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative nella Cabina di monitoraggio, al fine di collegare stabilmente le politiche abitative con quelle del lavoro e dello sviluppo territoriale.

Anche sul piano finanziario il provvedimento presenta elementi innovativi. La dotazione iniziale di 970 milioni di euro nel periodo 2026-2030 costituisce la base certa del Piano, ma non ne esaurisce le potenzialità. La legge costruisce infatti una piattaforma capace di integrare ulteriori risorse provenienti dal Fondo sociale europeo per il clima, dai programmi di rigenerazione urbana – potenzialmente fino a circa 4,8 miliardi di euro nel periodo 2027-2034 – dagli strumenti finanziari di INVIMIT e dal partenariato pubblico-privato previsto dal Codice dei contratti pubblici. La vera innovazione consiste proprio nella capacità di mettere a sistema risorse pubbliche e private all’interno di una programmazione unitaria.

Per la CISL si apre ora la fase decisiva dell’attuazione. La qualità dei provvedimenti attuativi, la tempestività degli avvisi, la capacità progettuale dei territori e la rapidità nella realizzazione degli interventi determineranno il successo del Piano molto più della stessa legge. La nostra azione proseguirà nel connettere il Piano con le ulteriori emergenze nazionali legati al benessere e alla salute dei cittadini: le infrastrutture e la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico del territorio oltre che individuare i migliori interventi mirati alla rigenerazione urbana e del tessuto sociale.

Per questa ragione invitiamo le Unioni regionali, le Unioni territoriali e le Federazioni di categoria ad avviare un confronto con Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni, ATER ed enti gestori dell’edilizia residenziale pubblica, affinché le opportunità offerte dal Piano si traducano rapidamente in programmi concreti, capaci di attrarre ulteriori investimenti, qualificare la contrattazione sociale e rispondere ai bisogni abitativi dei territori.

La CISL continuerà infine a promuovere, nel confronto con Governo e Parlamento, le proposte che non hanno trovato pieno accoglimento nel testo definitivo, nella convinzione che il diritto all’abitare rappresenti oggi una leva strategica per rafforzare il lavoro, la coesione sociale e la competitività del Paese.

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