«Sull’isola di Utøya c’erano più di cinquecento ragazze e ragazzi che credevano nella solidarietà internazionale, nell’inclusione, nell’antirazzismo, nell’idea che i lavoratori, organizzandosi, possano costruire un mondo più giusto. Ricordarli ci consegna due lezioni insieme: il valore di quelle convinzioni e la natura dell’odio che le ha colpite. Quell’odio non è scomparso. Lo ritroviamo nelle nostre società e nelle nostre campagne elettorali, nella criminalizzazione dei migranti e delle minoranze, in un’omofobia tornata presentabile. Contrastare gli estremismi, è una delle battaglie decisive che abbiamo davanti.»
È quanto ha sottolineato la Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola, intervenendo oggi al Comitato Esecutivo della CES, in corso a Oslo, in Norvegia. Al centro dei lavori la Dichiarazione su Utøya, a quindici anni dalla strage, le sfide sociali ed economiche europee e la tabella di marcia verso il Congresso CES del 2027.
Fumarola ha richiamato anche la necessità di rilanciare il ruolo delle parti sociali nel processo decisionale europeo, a partire dalle trasformazioni legate all’intelligenza artificiale.
«Nel discorso sullo stato dell’Unione c’è un’assenza che non possiamo tacere: le parti sociali non vengono mai nominate. Eppure i documenti della Commissione rivendicano il Patto per il dialogo sociale europeo e la tabella di marcia per il lavoro di qualità, costruita con sindacati e imprese. La presidente von der Leyen vuole un’intelligenza artificiale che lasci il controllo nelle mani delle persone. Nei luoghi di lavoro quel controllo ha nomi precisi: informazione, consultazione, contrattazione, partecipazione, formazione per tutti.»
In vista del Congresso CES del 2027, la leader della CISL ha quindi indicato la necessità di rafforzare la capacità di iniziativa e di negoziazione del sindacato europeo.
«Il progetto, per la Cisl, è chiaro. La Ces deve rafforzare la sua capacità negoziale e plasmare l’agenda europea, lavorando in modo proattivo con le controparti datoriali e con le istituzioni, per un’Europa più equa, più sociale, più democratica e più integrata, anche sul piano politico. Un sindacato europeo che negozia e firma accordi, non soltanto un osservatorio che denuncia.»










