«Il cammino che ci porta qui lo abbiamo scelto con convinzione, perché quello che serve oggi al Paese non è incendiare i rapporti sociali, le relazioni industriali, le piazze». Lo ha detto oggi a Vicenza la leader della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo, davanti a centinaia di delegate e delegati, l’ Attivo della CISL Veneto.
«Servono dialogo, unità e coesione, obiettivi condivisi, la capacità di mettere insieme le energie e rimboccarsi le maniche. A cominciare dai giovani, che in queste settimane fanno sentire con forza la propria voce. Migliaia di ragazze e ragazzi scendono in piazza civilmente, a volte con toni aspri, contro scuole che cadono a pezzi, affitti impossibili, lavori poveri e precari. Non vanno confusi con chi, ai margini di cortei nati pacifici, devasta negozi e aggredisce gli agenti: quella è violenza organizzata, va condannata e perseguita. E deve pagare chi devasta, non chi manifesta» ha aggiunto Fumarola.
«C’è una questione giovanile che non trova canali né rappresentanza e che rischia di finire nelle mani di chi soffia sul fuoco, da destra come da sinistra. Dobbiamo intercettare e ascoltare questa onda: coinvolgere le nuove generazioni, aprire loro gli strumenti del sindacato, affidare responsabilità, parlare un linguaggio che capiscano, costruire strumenti nuovi. Come state facendo in Veneto, con i diversi progetti e attraverso l’esperienza del Job Orienta dove tantissimi ragazzi incontrano e dialogano con la CISL, parlano di lavoro, di diritti, di futuro» ha affermato la leader Cisl.
«Il Veneto è una delle grandi regioni produttive d’Europa. Ottanta miliardi di export l’anno, un euro su otto di tutto quello che l’Italia vende nel mondo, distretti che restano un modello, una manifattura che tiene anche negli anni dei dazi. L’hanno costruita il lavoro e l’iniziativa delle imprese, ma oggi fa i conti con costi energetici fuori controllo, filiere in difficoltà, tensioni commerciali e una tecnologia che corre. La sfida è tenere insieme competitività e qualità del lavoro, crescita e coesione. Una regione può restare forte nei capannoni e diventare fragile nella capacità di distribuire bene questa ricchezza e di dare prospettive alle persone: salari che reggono, una casa, un nido, un ospedale che funziona» ha sottolineato ancora Fumarola.
«Le guerre non si fermano, dall’Ucraina al Medio Oriente, e le rotte del petrolio e del gas, da Hormuz al Mar Rosso, sono in mano a chi combatte. Le conseguenze arrivano fin qui: a settembre i prezzi sono saliti del 4,2 per cento, con l’energia a più 22,6. A tutto questo si aggiunge una scadenza che riguarda da vicino fabbriche, scuole e ospedali. Con la chiusura del PNRR da gennaio ogni cantiere e infrastruttura dovrà reggersi su risorse ordinarie, con un debito pubblico oltre i 3.200 miliardi e margini strettissimi.
È da questa consapevolezza che nasce il nostro Libro Verde per il Patto sociale. Centoventi proposte in undici capitoli: industria, salari e fisco, competenze e intelligenza artificiale, formazione, donne e giovani, infrastrutture e politiche abitative, pensioni, partecipazione. Un solo filo le tiene insieme: redistribuire vantaggi e costi delle transizioni, perché non ricadano sempre sugli stessi» ha aggiunton la numero uno della Cisl.
«Il primo banco di prova arriva con la legge di bilancio che il governo scrive in queste ore. Le risorse ordinarie sono meno di dieci miliardi: distribuirle a pioggia, nell’ultima manovra prima del voto, significa sprecarle. Noi chiediamo di concentrarle su due priorità, energia e redditi, e di concertarle. Sul fisco l’aliquota del 33 per cento fino a 60 mila euro vogliamo che diventi strutturale, con aliquote e scaglioni indicizzati all’inflazione, perché il drenaggio fiscale si sta mangiando una parte degli aumenti. E poi tredicesima detassata a scalare, partendo dai redditi più bassi, e l’imposta sui premi di risultato negoziati al livello decentrato confermata all’1 per cento, stabile e da portare a zero.
Sul lavoro chiediamo nella manovra la decontribuzione piena dell’apprendistato, politiche attive dopo GOL e risorse stabili per la legge sulla partecipazione. Sulle pensioni occorre la rivalutazione, l’Ape sociale strutturale, la pensione di garanzia per i giovani, il superamento dei vincoli restrittivi di Opzione donna, lo stop all’adeguamento automatico alla speranza di vita. Flessibilità sì, ma non pagata dal lavoratore: l’uscita a 64 anni con il ricalcolo contributivo e il TFR trasformato in rendita è un prestito a sé stessi, con un assegno più basso per sempre» ha precisato Fumarola.
«Nessuna manovra però risolve da sola problemi accumulati in trent’anni. Per questo è partita la nostra campagna “Il Patto che unisce”. Una mobilitazione dal basso: assemblee, sit-in, incontri con imprese, sindaci, Terzo settore.
Andiamo in piazza con le nostre proposte, non con scioperi preventivi. Il cammino arriverà a tre grandi appuntamenti. Il 7 novembre a Genova, per le regioni del Nord, il 28 novembre a Gioia Tauro, per le regioni del Sud e a metà dicembre a Roma, in piazza Santi Apostoli, poco prima del voto finale sulla legge di bilancio. Due porte aperte sul Mediterraneo e una piazza nella Capitale per dire che questo Paese vince se si unisce, Nord e Sud insieme, nella sfida della coesione e del rilancio industriale» ha concluso Fumarola.

















