«Se non facciamo crescere il Paese, rischiamo che la coesione sociale si frantumi. Se le persone non vedono risposte ai loro bisogni, c’è qualcuno che parla alla loro pancia, come è successo recentemente in Germania. Dobbiamo evitarlo, altrimenti consegniamo il Paese agli estremismi».
Lo ha detto la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, intervenendo oggi pomeriggio a Milano all’evento di FI “L’Ottimismo della Volontà”, agli East End Studios. Il panel era dedicato al tema “Più salari attraverso più produttività” e alle riforme necessarie per sostenere il lavoro e liberare il potenziale di crescita del Paese. Con lei Carlo Altomonte (Università Bocconi) e Antonio D’Amato (presidente e AD di Seda International Packaging Group), con la moderazione di Claudio Brachino.
Per la leader Cisl, rispondere all’esigenza dei salari richiede due leve. La prima è la contrattazione decentrata, che «non deve sembrare residuale rispetto a quella nazionale»: deve essere «sartoriale», perché «le imprese non sono tutte uguali e non hanno le stesse esigenze».
La seconda è la partecipazione: la proposta di iniziativa popolare, che dà attuazione all’articolo 46 della Costituzione, è diventata legge. Fumarola ha spiegato che, se impresa e lavoratori fissano obiettivi insieme, possono aumentare la produttività, che «deve essere redistribuita sui salari, possibilmente anche riducendo l’orario di lavoro».
La numero uno di Via Po ha poi richiamato il Libro Verde, consegnato alle istituzioni, a tutte le forze politiche e ai corpi intermedi: 11 capitoli e 120 proposte, un documento aperto al confronto, intitolato “La crescita e la coesione sociale”. «Finito il Pnrr – ha concluso – abbiamo il dovere, al di là delle appartenenze, di occuparci del futuro dell’Italia».










