”Sarebbe bello abolire sfruttamento e bassi salari con un semplice numero fissato in gazzetta ufficiale. Purtroppo non è così semplice. Si rischia anzi di peggiorare la situazione, alimentando il sommerso nelle fasce basse e schiacciando le retribuzioni in quelle medio-alte. Noi diciamo una cosa semplice: il salario minimo ci vuole, ma deve essere di natura contrattuale. Ovvero deve scaturire, settore per settore, dai trattamenti economici complessivi dei CCNL prevalenti, che sono mediamente ben al di sopra dei 9 euro l’ora, ma che contengono anche tante altre tutele normative: dalle 13me e 14me alle maggiorazioni, dalla sanità alla pensione integrativa, buoni pasto, ferie, tfr, straordinari, flessibilità organizzative, lavoro notturno, ecc
(…) La Partecipazione è una grande “riforma istituzionale” che dobbiamo dare al Paese. Una grande opportunità indicata nell’articolo 46 della nostra Costituzione, a cui oggi finalmente dobbiamo dare gambe solide e contrattuali per incrociare tutte le più importanti sfide. Un più forte protagonismo dei lavoratori alle scelte, ai profitti, all’organizzazione delle loro imprese è il sentiero per incrementare salari e produttività, per contrastare delocalizzazioni e predazione industriale, per abbassare l’orario di lavoro e aumentare l’efficienza, elevare la formazione e la sicurezza nei luoghi della produzione, come pure la sostenibilità di sistema.
Agroalimentare. Fumarola al Consiglio generale della Fai Cisl: «Non solo numeri importanti, export record, eccellenze riconosciute nel mondo. Serve una nuova stagione di partecipazione»
«Dietro l’agroalimentare italiano non ci sono soltanto numeri importanti, export record o eccellenze riconosciute nel mondo. Dentro queste filiere si intrecciano sostenibilità, sicurezza, ambiente, approvvigionamenti, qualità produttiva e tenuta sociale. Ancor più...







