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L20. Sbarra: “Investire in istruzione pubblica e formazione per favorire lo sviluppo culturale e le competenze”

Pubblicato il 27 Ott, 2021

“Il Covid-19 si è abbattuto sull’Italia amplificando notevolmente criticità e disuguaglianze preesistenti, causate da 12 anni di crisi. La relativa ripresa non appare sufficientemente vigorosa, con quasi 400mila lavoratori in meno rispetto al pre-Covid e pericolosi focolai di marginalità sociale. Divari che incrementano paure collettive ed una sfiducia nelle istituzioni politiche, che rischia di alimentare la peggiore propaganda nazionalista”. Lo ha detto al L20 il summit internazionale dei sindacati in corso da oggi a Roma presso il Cnel il Segretario Generale della Cisl Luigi Sbarra, in vista del G20 del 30 e 31 ottobre.

“In tutte le democrazie, anche rispetto alla questione vaccinale, sono presenti movimenti di protesta che strumentalizzano paure e il crescente scollamento tra istituzioni e popolazione. È fondamentale recuperare questo rapporto fiduciario, dando centralità alle questioni sociali più impellenti, con un dialogo strutturale con i corpi intermedi. In tal senso l’attenzione posta dai Governi del G20 nei confronti dei paesi più poveri appare opportuna. Bene la conferma della moratoria sui debiti sovrani per i paesi maggiormente esposti. Appare invece grave che non si sia trovata la quadra su un percorso di riforma dell’economia e del commercio globale.

In particolare la Cisl chiede, insieme al movimento sindacale mondiale, la sospensione temporanea delle regole sulla proprietà intellettuale per consentire aumento di produzione e massimo accesso ai vaccini in tutto il mondo. Il G20 e l’OMC saranno giudicati sulla base delle azioni che intraprenderanno senso nel 2021 a sostegno della coesione, della crescita equilibrata, del lavoro sicuro e dignitoso. Obiettivi che sembrano ancora lontani.

L’Europa ha fatto grandi passi, spingendo sull’acceleratore della solidarietà con strumenti epocali come il Next Generation UE e il fondo Sure. Occorre rendere strutturale questa visione, esportarne il modello anche fuori dalla Comunità europea, estendendo protezioni sociali e favorendo la creazione di posti di lavoro stabili e di qualità, anche attraverso le innovazioni digitali. Si deve investire in istruzione pubblica e formazione per favorire lo sviluppo culturale  e impedire il mismatching delle competenze. Vanno rafforzati i servizi pubblici, a partire da quelli sanitari e coordinate politiche industriali e commerciali anche per rientrare nei parametri ambientali previsti dall’accordo di Parigi. Occorre rimuovere le concentrazioni monopolistiche di alcuni mercati e impedire le pratiche fiscali elusive delle imprese multinazionali, obbligando queste realtà, insieme a tutte le aziende, ad osservare le linee guida dell’OCSE.

I principi guida dell’ONU sui diritti umani devono dar vita a standard minimi legali e sociali in tutti i Paesi. Dal 2008 il G20 ha fatto molta strada, consolidando l’esperienza di questi gruppi di lavoro, a cui aderisce anche la società organizzata. Una impostazione di prossimità vincente, che va confermata e consolidata per consentire anche nei prossimi anni un livello di ascolto profondo e proattivo delle tante questioni sociali emergenti in questa cruciale stagione di transizione, verso un modello sempre più democratico e partecipativo”.

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