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Vaccini. Sbarra: “Sì all’obbligo per legge per tutti. Non accettiamo lezioni da Confindustria”

Pubblicato il 22 Ago, 2021

“Per noi il vaccino rimane l’unica vera arma che potrà portarci fuori dalla pandemia. Per questo chiediamo al Governo ed al Parlamento di approvare urgentemente una legge che introduca l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini. Stiamo vivendo ancora una fase delicata e ciascun soggetto deve esercitare le proprie prerogative, senza ambiguità, senza scorciatoie o vie surrettizie. La svolta sull’obbligo del vaccino spetta solo al legislatore. Noi la sosterremo convintamente, come abbiamo più volte affermato in queste settimane”. È quanto sottolinea oggi in due interviste a “Il Messaggero” ed a “Il Mattino” il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra. Al presidente di Confindustria Bonomi, il leader Cisl replica che “la Cisl si è mostrata disponibile ad aggiornare, rafforzare e adeguare i protocolli già il 2 agosto, in occasione di un vertice con il premier Draghi. In quell’occasione abbiamo anche detto al Presidente del Consiglio che avremmo sostenuto un’eventuale legge sull’obbligo vaccinale. Non accettiamo lezioni da nessuno. A Confindustria diciamo di concentrarsi per allargare i punti di vaccinazione nei luoghi di lavoro e di evitare fughe in avanti con iniziative improvvide ed unilaterali, di far rispettare alle proprie associate  l’avviso comune contro i licenziamenti . È su questi capitoli che dovremmo lavorare unendo sforzi e risorse, e non gettando benzina sul fuoco. Il green pass e’ sicuramente uno strumento utile ma sono inaccettabili le fughe in avanti di alcune aziende che in maniera solitaria  e senza alcun confronto con i comitati aziendali e territoriali vogliono fissare regole per l’ingresso nelle fabbriche e negli spazi comuni. Chiediamo al Governo che occorre fare subito chiarezza. Bisogna evitare che i luoghi di lavoro diventino un campo di battaglia”. Sul tema della legge anti-delocalizzazioni Sbarra sottolinea che “ci sembra che la norma a cui pensa il Governo sia condivisibile, equilibrata e collaudata. Le preoccupazioni delle imprese ci sembrano fuori luogo. La legge in questione è ispirata dal  modello francese. E la Francia non ci sembra uno Stato sovietico o dirigista. Qui si tratta di imporre alle multinazionali e ai grandi gruppi di non usare l’Italia come una terra da sfruttare e poi abbandonare. Bisogna reintrodurre una responsabilità sociale nelle strategie d’impresa. I lavoratori  e le loro famiglie non sono merci , non si può comunicare  con un semplice tweet la cessazione delle attività solo per meri interessi  finanziari. Occorre informare adeguatamente e preventivamente le rappresentanze sindacali ed istituzionali, presentare adeguati piani sociali nel tentativo di salvaguardare produzioni e posti di lavoro, competenze e professionalità”. Infine sulle politiche attive, il leader Cisl chiede di “rilanciare tutto il sistema delle politiche attive per l’occupabilità e governare questo forte disallineamento tra domanda ed offerta di lavoro . Rafforzare i servizi per l’impiego, integrarli con le agenzie del lavoro procede, incrociare banche dati , coordinare le funzioni di Anpal con quelle  delle Regioni.  Dobbiamo costruire un sistema di protezione sociale moderno in cui chiunque goda di un trattamento di sostegno al reddito deve essere accompagnato da un percorso di formazione e riqualificazione. La formazione delle nuove competenze sopratutto digitali è la grande sfida del paese, soprattutto nel Mezzogiorno, per far uscire le persone dalla solitudine , dall’inattività ed anche per combattere il lavoro nero e lo sfruttamento”.

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